Il 25 novembre ci invita ogni anno a guardare negli occhi una realtà dura, che spesso preferiamo non vedere: la violenza contro le donne non si manifesta solo attraverso gesti espliciti. Esistono forme più sottili, ma altrettanto distruttive, che si insinuano proprio nei momenti di maggiore vulnerabilità. Una di queste riguarda le donne che vivono un percorso oncologico e che, insieme alla malattia, affrontano la perdita dei capelli, il cambiamento del corpo e il rischio dell’abbandono affettivo.
La letteratura scientifica descrive bene questo fenomeno: i trattamenti oncologici modificano l’immagine corporea, influenzano l’identità, alterano l’assetto ormonale e impattano sull’autostima (American Cancer Society; EORTC Quality of Life Group). Ma esiste qualcosa che nessun parametro clinico riesce a misurare del tutto: il dolore che nasce quando la donna si sente lasciata sola proprio mentre sta lottando per restare viva.
Quando il corpo cambia e la solitudine aumenta
Il percorso oncologico è un viaggio complesso. Comporta interventi chirurgici, terapie che modificano peso, pelle, capelli, desiderio; impone di confrontarsi con un corpo che cambia velocemente e con un’immagine che, allo specchio, può sembrare estranea.
La caduta dei capelli, in particolare, ha un impatto identitario profondo: numerosi studi mostrano come l’alopecia da chemioterapia sia uno dei sintomi più temuti dalle pazienti, perché rende visibile la malattia e mette in discussione la propria femminilità (JAMA Dermatology; Psycho-Oncology). Non è un dettaglio estetico: è un punto di rottura emotiva.
A questo si aggiunge il fenomeno meno discusso, ma tristemente reale, dell’abbandono affettivo durante la malattia. Non sempre accade, ma quando succede, lascia un segno che va oltre la fine di una relazione. È una violenza silenziosa: non fa rumore, ma incrina la percezione di valore e sicurezza.
Violenza dell’assenza: quando chi dovrebbe restare si ritrae
Molte donne raccontano di essersi trovate improvvisamente sole: partner che si allontanano, che non sanno gestire la paura, che rifiutano i cambiamenti del corpo, che mostrano incapacità di sostenere la fragilità emotiva del momento.
L’assenza, in questi casi, non è un semplice distacco. È percepita come uno smottamento, un cedimento nella struttura di supporto che avrebbe dovuto proteggere, non ferire. Le ricerche sul trauma relazionale confermano che l’abbandono in un contesto di vulnerabilità acuta amplifica stress, ansia e percezione di perdita (National Cancer Institute; Journal of Health Psychology).
Non si tratta solo di mancanza di presenza. È la negazione del diritto a essere accompagnate nella malattia. È un vuoto che pesa quanto una ferita.
La violenza psicologica è anche questo
In una giornata come questa, è importante ricordare che la violenza non è soltanto un gesto fisico.
È anche:
- – non esserci quando la persona attraversa un momento critico
- – non riconoscere la sofferenza
- – rifiutare un corpo che sta cambiando per sopravvivere
- – lasciare che la donna si senta colpevole per ciò che non può controllare
- – farle credere di “non valere più” nella misura in cui la malattia modifica la sua immagine
Questo accade più spesso di quanto immaginiamo. È una forma di violenza che non lascia lividi sulla pelle, ma lascia cicatrici profonde sull’identità.
A chi oggi si sente fragile: non sei tu il problema
Se stai affrontando una terapia oncologica e insieme la caduta dei capelli, i cambiamenti ormonali e forse anche la solitudine, ricordalo con fermezza: non sei tu a essere sbagliata.
I capelli che cadono parlano di cura, le cicatrici parlano di resistenza, il corpo che cambia parla di vita che continua.
Chi si allontana davanti alla tempesta non avrebbe saputo camminarti accanto.
Tu meriti presenza, rispetto e uno sguardo capace di riconoscere la forza che stai dimostrando ogni giorno.
Il nostro impegno
Come progetto dedicato alla tricologia oncologica, siamo nati proprio per questo: per ricordare che nessuno deve affrontare da solo ciò che la malattia porta con sé, né sul piano estetico, né emotivo, né relazionale. La caduta dei capelli non è un tema marginale: è un aspetto centrale della qualità di vita, della dignità e della percezione di sé.
Oggi, 25 novembre, scegliamo di parlarne perché la violenza ha molte forme, e alcune si intrecciano strettamente con la salute, la cura, il corpo e l’identità.
E perché ogni donna che affronta un percorso oncologico deve sapere che non è sola. Continuiamo a dirlo, con la voce, con la scienza e con la presenza: la sua forza merita rispetto. Sempre.

