Tutele lavorative per i pazienti oncologici: dal 2026 una nuova legge per il diritto alla cura e alla dignità

Un tumore cambia tutto. Cambia il corpo, la mente, la quotidianità. Ma non dovrebbe mai cambiare il diritto alla dignità, soprattutto quando si tratta di lavoro.

Con l’approvazione definitiva al Senato, l’8 luglio 2025, del disegno di legge n. 1430 (dopo il sì unanime della Camera avvenuto a marzo dello stesso anno), l’Italia introduce una tutela strutturale per i lavoratori affetti da malattie oncologiche, croniche, rare o invalidanti con una percentuale di invalidità pari o superiore al 74%.

Una riforma storica, attesa da anni da pazienti e associazioni, che entrerà in vigore dal 1° gennaio 2026, introducendo misure concrete a sostegno di chi lotta contro la malattia senza dover rinunciare al proprio lavoro o alla sicurezza economica.

Le principali novità della legge “salva-lavoro”

I punti salienti del provvedimento riguardano:

  • Congedo fino a 24 mesi, continuativi o frazionati, per lavoratori dipendenti con patologie oncologiche o croniche (invalidità ≥ 74%), durante i quali il posto di lavoro è garantito, anche senza retribuzione e senza possibilità di svolgere altre attività lavorative.
  • Accesso prioritario al lavoro agile (smart working) alla fine del periodo di congedo, se compatibile con la mansione svolta.
  • Incremento delle ore di permesso retribuito per visite ed esami: +10 ore in aggiunta a quelle previste dai contratti collettivi, fino a 28 ore complessive per i lavoratori fragili o con figli affetti da patologie oncologiche.
  • Sospensione dell’attività fino a 300 giorni annui per i liberi professionisti con incarichi continuativi (prima era fissata a 150 giorni).
  • Esclusione del comporto ordinario per i periodi di assenza oncologica, cioè l’arco massimo entro cui il lavoratore può assentarsi prima di perdere il posto di lavoro.

Oltre a queste misure, è stato istituito un fondo di 2 milioni di euro annui presso il Ministero dell’Università e della Ricerca per premiare tesi di laurea dedicate alla salute, in memoria di persone colpite da tumore.

Il lavoro come parte della terapia

Per molti pazienti, il lavoro non è solo una fonte di reddito: è normalità, continuità, identità sociale. Preservare il proprio ruolo professionale significa poter restare connessi alla vita, sentirsi ancora parte del mondo nonostante il percorso di cura.

La possibilità di accedere a un congedo più lungo, senza perdere il proprio impiego, è una tutela importante. Ma lo è anche la possibilità, a congedo terminato, di riprendere a lavorare in modalità agile, alleggerendo così le fatiche fisiche e logistiche legate alla malattia.

Come ha affermato il Ministro della Salute Orazio Schillaci, si tratta di “un passo di civiltà e di umanità” che segue la direzione tracciata dalla legge sull’oblio oncologico, entrata in vigore nei mesi precedenti, che tutela il diritto alla riservatezza per le persone guarite dal cancro.

Cosa cambia per i professionisti e per chi lavora con i pazienti oncologici

Per noi che operiamo nel campo della tricologia oncologica, la notizia ha un valore simbolico e operativo.

Sappiamo quanto la malattia possa riflettersi sull’immagine e sull’autostima dei pazienti. La perdita dei capelli, i cambiamenti cutanei, i segni visibili delle cure spesso incidono sul vissuto lavorativo. Il supporto tricologico non è un fatto estetico, ma una parte attiva del reinserimento sociale e professionale. Offrire soluzioni, ascolto, proposte personalizzate significa accompagnare i pazienti nella ricostruzione di sé, anche nel momento del rientro in ufficio, di una riunione, di un colloquio.

Conclusioni: più diritti, più umanità

L’approvazione di questa legge mostra che la malattia non deve trasformarsi in esclusione. Garantire la possibilità di mantenere un lavoro, anche nei momenti più duri, è un segno tangibile che la salute e la dignità personale camminano insieme.

Noi continueremo a fare la nostra parte, costruendo percorsi di supporto personalizzati, multidisciplinari e umani, affinché ogni persona possa sentirsi accompagnata, anche sul luogo di lavoro.

Perché prendersi cura significa anche difendere il diritto a vivere, non solo a curarsi.

 

Fonti consultate:

  • Senato della Repubblica – Disegno di legge n. 1430/2025
  • Ministero della Salute – Comunicato del 08/07/2025
  • Gazzetta Ufficiale Legge n. 193/2024